Testo
TVP3 Katowice interview — Bassolo (2011)
TVP3 Katowice interview with Aleksander Gabryś recorded in 2011 during the promotion period of Bassolo.
Transkrypcja zweryfikowana na podstawie archiwalnej rejestracji telewizyjnej i polskiego pliku napisów MASTER_PL.
Intervista integrale
VIOLETTA ROTTER-KOZERA: Buongiorno a tutti. Vi invito a un incontro con il nostro ospite: il signor Aleksander Gabryś. Eccellente contrabbassista, compositore, performer, rappresentante della giovane generazione - posso dirlo?
ALEKSANDER GABRYŚ: Non lo so, mi è difficile giudicarlo - perché è già suonato il trentasettesimo anno da quando lotto come performer e contrabbassista - e come chi altro, signora... come Le piacerebbe titolarmi. Saluto cordialmente Lei, signora redattrice, grazie per l’invito in studio, saluto tutti voi.
Sono contento che possiamo incontrarci in questa forma, con un certo spostamento temporale, ma per me è un onore e un privilegio, e per di più una certa chiusura di qualche tappa della mia vita. Abbiamo intenzione di parlare qui del mio disco, un doppio album che, per così dire, raccoglie in un certo anello la prima parte della mia vita.
È, non so se un coronamento, o anche una specie di sintesi di tutta una quantità di viaggi che ho compiuto per il mondo e in profondità dentro me stesso, si può dire; qualcosa come l’astronautica e la psiconautica. Il risultato è una raccolta di opere da me registrate su un disco intitolato Bassolo.
Il numero dei nomi e la diversità delle loro provenienze parlano da sé. Sono praticamente persone dagli angoli più diversi del nostro globo, e anche scopritori di aree nuove, sconosciute ad altri, perché ogni singola opera che ho registrato qui è legata a una grande, grande porzione di esperienze, di lotte con me stesso, e anche con il mondo: che io nomini qui Xenakis, o Giacinto Scelsi, o Gérard Grisey, oppure anche alcuni brani scritti apposta per me - nel corso di conversazioni con compositori viventi - anche oggi.
Se devo rapportarmi in qualche modo a tutto questo - è qualcosa come una mostra, alla quale vi invito cordialmente. E sono contento che esista qualcosa come Telewizja Katowice, che mi permette di diffondere questo tipo di musica; perché non è musica per il piacere, ma musica che invita ad aprirsi a se stessi.
VIOLETTA ROTTER-KOZERA: Signore e signori, e una cosa di straordinaria importanza: questa è già una musica, in un certo senso, valutata, riconosciuta. Ho davanti a me un giornale polacco, ho in mente una recensione da un giornale inglese, dalla rivista molto prestigiosa The Strad, in cui del nostro musicista, del contrabbassista polacco, si scrive nel modo migliore possibile. Sono semplicemente tutti superlativi.
In Ruch Muzyczny possiamo leggere che Aleksander Gabryś è un artista di prim’ordine. Non è soltanto un conoscitore dei segreti del contrabbasso contemporaneo, con un repertorio che comprende alcune centinaia di titoli, ma anche un musicista che impressiona per la forza del suo impegno. Questo lo sentiamo anche in quello che dici, perché so che questa musica ti sta a cuore, è qualcosa attraverso cui...
ALEKSANDER GABRYŚ: Piuttosto nella comprensione di una certa natura: che cos’è il contrabbasso? Il contrabbasso ha le corde più lunghe, più grosse. E la Corda, se ci si pensa - e questo ancora, per esempio, nel contesto di Michio Kaku, noto già da vent’anni, che ci interessava quando eravamo maturandi, lui che parla della teoria delle superstringhe; certo, a volte si avvolgono, queste corde, ma permettono anche di viaggiare nel tempo - se l’essere umano si avvicina un pochino metafisicamente al proprio contatto con lo strumento - e non con il violino, non con il violoncello, perché sono troppo piccoli, semplicemente, per vedere tutto questo, ma proprio con il contrabbasso, che trema tutto intero, e si muove, e quasi costringe l’essere umano a vibrare insieme a lui - allora l’essere umano, per così dire, tocca un certo, non so, fenomeno, una qualche Elefantiasi della Natura, un qualche Leviatano che trema tutto intero.
Il contatto con la Corda e, ora, la scissione del suono di questa Corda, cioè una certa novità rispetto alla musica classica - questo conduce appunto in certe aree di perfezionamento della propria comprensione della vita e, in generale, porta il piacere di vivere a un livello più alto. Questo bisogna dirlo chiaramente.
Perciò incoraggio tutte le persone ad avere un contrabbasso in casa - anche solo come mobile bar, come da Wajda ne L’uomo di ferro, oppure per suonare - perché si può sempre suonicchiare un po’ - e ricordiamoci il detto di Adam Bolesław Ciechański: se vuoi essere felice, suona il contrabbasso.
E questa cosa resta attuale anche sul mio disco. Certo, non è musica classica, cioè Vanhal, Dittersdorf, tutte quelle cose attraverso le quali, naturalmente, come contrabbassista di formazione classica - a Katowice, a Basilea, e ancora alla Schola Cantorum Basiliensis - ho dovuto passare. Ma è un’esperienza con la Corda, e con la Natura.
Aggiungerò per esempio che il compositore Thomas Lauck, che ha scritto apposta per me una delle composizioni su questo compact, ha dormito con il contrabbasso per un mese intero, e probabilmente componeva quando gli veniva in sogno qualcosa per questo contrabbasso. Ha sperimentato con esso usando diversi strumenti non convenzionali, per cui ha ottenuto un effetto davvero irripetibile, unico nel suo genere, del resto caratteristico della sua opera. Vale decisamente la pena seguirla.
VIOLETTA ROTTER-KOZERA: Allo stesso tempo, nel tuo lavoro artistico colleghi direzioni diversissime. È un’intensità straordinaria. Da questa prospettiva di trentasette anni, guardi già a te stesso come a un artista realizzato?
ALEKSANDER GABRYŚ: Citerei Walt Whitman:
I, thirty-seven years old
in perfect health begin,
Hoping not to cease
till death -
in perfetta salute, avendo trentasette anni, comincio soltanto - con la speranza di non fermarmi fino alla morte.
E penso che questo disco sia soltanto un certo inizio, perché qui mancano certe cose. Non ho, per esempio, opere mie - vi ho rinunciato consapevolmente su questo disco. Su questi due dischi ho registrato conoscenti, più vicini o più lontani, ma da tutto il mondo. Praticamente quindici nomi, tra cui quattro polacchi. Il resto - tutto dalla Corea, passando per l’Armenia - sono tutti frutti dei miei viaggi concertistici.
Perciò mi sono presentato qui come interprete. In fondo questo disco ha un carattere molto classico, perché sono semplicemente opere registrate dalla A alla Z e scritte in partitura. Ma già fra non molto faremo - a Berna, per esempio - un progetto di sei settimane: vivendo sul palco, dormendo su questo palco - nell’ambito del festival Bern Biennale 2012 - ed esploreremo le idee microtonali di un compositore nato nel 1875: Carrillo Julián, credo, o Julián. Ma già in quei tempi lui - violinista, direttore, compositore - sperimentava con la microtonalità.
Lo dico direttamente: il mio ideale musicale fondamentale - e in generale la mia idea di ciò che è la musica - e il mio senso della vera natura della musica - è lo spettralismo microtonale. Praticato alla lettera. Praticato da Georg Friedrich Haas. È un compositore incredibile. Sarebbe troppo lungo ora dilungarmi qui su di lui. Ma eseguo spesso le sue opere con il mio Ensemble Phoenix; ha perfino scritto da poco un brano per noi, che abbiamo eseguito in occasione del cinquecentocinquantesimo anniversario dell’Università di Basilea. Un’opera di quattro ore e mezza, nella quale ogni semitono si divide in cento parti, e queste parti si dividono ancora per dieci, cioè in frazioni. E allora - quando gli strumenti si accordano - nascono armonie proporzionali: ultra-armonie.
VIOLETTA ROTTER-KOZERA: Non è certo facile seguirti. Sono tutte questioni molto interessanti,
ALEKSANDER GABRYŚ: Cerco di andare il più in fretta possibile...
VIOLETTA ROTTER-KOZERA: ...molto importanti. E grazie a te, penso, molte persone che non conoscono affatto questi meandri della musica contemporanea possono scoprire qualcosa di nuovo.
Signore e signori, vale la pena seguire le realizzazioni di Aleksander Gabryś, che vive quotidianamente in Svizzera, a Basilea, ma non dimentica la Polonia. Le Giornate slesiane della musica contemporanea, tutti gli eventi legati alla musica che proviene da qui... Quanto all’attività di tuo padre: queste composizioni sono anche un elemento straordinariamente importante della tua attività, suppongo.
ALEKSANDER GABRYŚ: L’opera che apre il mio compact è An die Freude di mio padre. Quest’opera l’ho già suonata, credo, un centinaio di volte in tutto il mondo; del resto, attualmente è l’inno dell’Unione europea. Nella versione di mio padre è una parafrasi un po’ grottesca e un po’ amara, ma anche divertente, di quel paradigma.
Del resto qui il caso ha voluto che il mio amico possieda il libro Deus Irae. Leggendo oggi a pagina 82, constato che Tibor McMasters si è ricordato: «Ah, amici!» - ha recitato ad alta voce, traducendo in inglese l’inizio dell’An die Freude di Schiller. Questo filo ritorna in cerchio, ancora e ancora, nella mia vita - che sia papà a scriverlo, o che io abbia scritto un tempo un’opera intitolata appunto Deus Irae, eseguita al festival Warszawska Jesień nel 2002, e An die Freude attraversa tutto questo - da qualche parte questo Beethoven sta lì, nel nostro fondamento.
E devo dire che papà ha creato per me circa otto opere per contrabbasso. È per me una specie di secondo padre contrabbassistico, perché il primo, diciamo, è Scelsi, che ha creato anche lui otto o nove opere per contrabbasso, soltanto su principi completamente diversi. Senza conoscerci, entriamo in contatto attraverso il contrabbasso, e troviamo, direi, una patria non verticale - ma orizzontale. Troviamo semplicemente amici, e in questo modo io so dove sia la mia patria; e il fatto che io ami la Polonia e Katowice è una mia questione privata.
VIOLETTA ROTTER-KOZERA: Signore e signori, seguiamo, proviamo a seguire, le iniziative di Aleksander Gabryś. Per ora abbiamo questo disco tra le mani e sicuramente non potremo, per così dire, essere sospettati di non accorgerci dei tuoi progressi. Di questo mi rallegro molto. Sono convinta che sentiremo parlare molte altre volte della tua attività. Grazie della visita in studio. Grazie a tutti per l’attenzione.
ALEKSANDER GABRYŚ: Grazie di cuore.
VIOLETTA ROTTER-KOZERA: Ci vediamo la settimana prossima.